La nascita del progetto di Kanazogone in Myanmar ( Birmania )

Conosco Padre Carolus nel 2007 in occasione di un viaggio con alcuni amici nel Myanmar.
Quando gli chiedo cosa fa, mi dice che é parroco in un villaggio di ca. 3500 persone, la maggior parte cattolici. Il villaggio, che si chiama Kanazogone, si trova lungo il delta del fiume Irrawaddy che attraversa tutto il Myanmar. Padre Carolus é birmano dell’etnia dei Karen e ha studiato a Parigi e a Roma. Oltre a fare il parroco gestisce anche un collegio con 120 bambini, di cui la maggioranza orfani. Quando gli chiedo quanti soldi ha bisogno al giorno per i 120 bambini, fa un rapido calcolo e mi dice che per vitto, vestiario, medicine, tasse per la scuola e la benzina del generatore elettrico ha bisogno di 20 Euro al giorno. Penso che si sbagli cosí gli richiedo di fare un'altra volta il calcolo, mi conferma la cifra: 20 euro al giorno. Questa risposta cambia completamente la visione della mia economia personale. Rifletto e penso che in Europa se vado a mangiare una pizza con un amico spendo anche 20 Euro, qui nel Myanmar potrei nutrire 120 bambini al giorno.
Al mio ritorno racconto ai mie amici, parenti e conoscenti dell’ estrema povertá di questo paese e anche di Padre Carolus e del suo impegno sociale. Uno dopo l’altro incominciano a donarmi dei soldi, qualcuno mi dice: “ ecco i soldi per i bambini per una settimana o anche per un mese”.
Un amico tedesco avvocato mi cosiglia di fare un’associazione in modo che tutto sia legale e che si possa anche dare ai donatori una ricevuta fiscale. Non ho proprio in mente di creare qualcosa di ufficiale, peró le sue argomentazioni sono tali che nel giro di pochi mesi nasce un ente morale di assistenza e beneficenza legalmente riconosciuto in Germania.
Padre Carolus non mi ha mai chiesto un soldo, ed io non ho mai pensato di fare
un’associazione.

Stato: 
In formazione

Commenti

Ritratto di Boschetti Giuseppe

Servono forse parole o discorsi o altra perdita di tempo per dire Grazie per questo pezzo di vita vera?

Allora GRAZIE!

E poi vediamo di fare tutti qualcosa; come possiamo.

Un abbraccio.

Giuseppe